BUON NATALE? - IN QUESTI GIORNI DI FESTA, C’È CHI HA BISOGNO DI QUALCHE AUGURIO IN PIÙ: SONO COLORO CHE VEDONO MESSO IN DISCUSSIONE IL PROPRIO POSTO DI LAVORO NELL’AREA DELLA CONCA TERNANA.
FORVIA: sono rimasti circa 250 addetti dopo la pesante riduzione di personale dello scorso anno (circa 70 somministrati mandati a casa e altri 70 diretti in esodo volontario). Ai primi di gennaio scade la cassa integrazione e la residua possibilità di avere un reddito è legata al ricorso all’Area di crisi complessa. Ulteriori tagli dei somministrati (un’altra ventina di persone cui non sarà rinnovato il contratto), nessuna prospettiva di diversificazione e una nicchia di mercato sempre più ristretta: un futuro estremamente incerto.
UNICOOP ETRURIA – SUPERCONTI: gli esuberi sono oltre 500 in tutto il territorio in cui opera la società, con la controllata Superconti pesantemente colpita in termini di rete commerciale e di livelli occupazionali. Le cene di beneficenza non bastano a rendere presentabile il comportamento di una cooperativa di consumo nata per tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e oggi intestardita a seguire strade sin troppo battute e rivelatesi inefficaci.
MOPLEFAN: riprende la cassa integrazione, dopo il mancato inveramento delle mirabolanti promesse della Visopack, subentrata a Jindal nel 2023. In due anni, due settimane di produzione. A luglio era stato incautamente annunciato da parte del Comune che “in autunno tutti i lavoratori in forza sarebbero tornati all’attività produttiva”. Ci avevano messo le mani il Ministero di Urso e Bandecchi: una garanzia! Nulla è ripartito; sono arrivate diverse ingiunzioni di fornitori non saldati; si lavora a un ingresso nel capitale sociale di Invitalia e, intanto, da novembre è avviata la procedura per un nuovo massiccio ricorso alla cassa integrazione, della durata di 12 mesi, per la quasi totalità dei 100 lavoratori attualmente in forza.
SANGRAF: l’attività produttiva è ferma, con i sessanta lavoratori quasi tutti in cassa integrazione. Sin da giugno scorso l’azienda ha mostrato segni di difficoltà, con una fermata impianti parziale e con il ritardo nel pagamento degli stipendi. Poi, a settembre, l’attività produttiva si è fermata: sono arrivate ingiunzioni dai fornitori creditori, e diversi istituti spettanti ai lavoratori non sono stati corrisposti. La situazione del sito è così velocemente degradata che sono venute meno anche le attività di pulizie e di smaltimento dei rifiuti, per mancanza di fornitori di tali servizi.
Sono le maggiori situazioni di criticità nel settore industriale e commerciale della Conca ternana. Per queste centinaia di lavoratrici e lavoratori sarà un Natale tutt’altro che sereno. L’attenzione della collettività sui problemi del lavoro non è adeguata. La Regione Umbria ha aperto tavoli di confronto su tutti questi casi: ci vogliono piani industriali. Ci vuole che si ricominci a pensare a nuove prospettive di sviluppo sostenibile, per un territorio la cui vocazione impone di indirizzarsi verso la green economy, l’alta formazione e la ricerca avanzata. Dai singoli tavoli di crisi bisognerà passare a una sede unica di confronto, con il Governo e con le parti sociali.
Segreteria provinciale Sinistra Italiana di Terni